In un mondo di bugiardi, la verità è così superflua.
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Come farfalle, strette in un pugno.
Abbiamo paura che scappino via e le soffochiamo serrando più forte.
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Ogni tanto ci si sofferma su una frase, un film, una foto.
E l’unica cosa che sensata che possiamo di dire è “Cazzo”.
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C’è stato un breve lasso di tempo in cui siamo stati tutti immortali.
Uno spazio breve eppure così intenso.
Adesso è tempo di considerare la necessità della mortalità.
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La bellezza viene rincorsa, osannata, richiesta, celata.
Ad ogni modo quando il tempo e la corrosione brucerenno questa arma,
chi ne ha fatto la proria ragion di vita resterà nudo.
Se intelligente almeno si sarà garantito la pensione.
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I miracoli sono, sarebberero, moralmente inaccettabili.
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Quando qualcuno muore, non se ne può più parlare male.
Non importa quali azioni terribili abbia comesso in vita.
Il meccanismo della compassione sembra non valere per i vivi.
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I pessimisti non sono visti di buon occhio. Nel lavoro, nella vita, meglio non averne a che fare.
Meglio circondarsi di stupidi e falsi sorrisi.
p.s. nemmeno gli adattamenti fanno eccezione.
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La morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali bevevamo.
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Forse negli strati profondi delle nostre anime erano sopite quelle certezze che la gente chiama presentimenti, prima fra tutte la certezza che il vecchio imperatore moriva, ogni giorno in più di vita era un altro passo verso la morte.
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Si dava a credito e si prendeva a credito, accettavamo doni e ne facevamo, restavamo debitori e pagavamo i debiti altrui. Così vivranno gli uomini il giorno prima del giudizio universale, succhiando nettare dai fiori velenosi, lodando il sole che si spegne come dispensatore di vita, baciando la terra che si dissecca come madre della fertilità.
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